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Meccanismo Complesso - Mai nella stessa forma. Mai nella stessa forma
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GirlPower.it | Esprimi te stessa. Girlpower è lo spazio delle ragazze. Parliamo di amore, moda, bellezza, gossip, sesso e problematiche famigliari
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CapaCiniCa - Il Cinismo non sta nelle parole che descrivono la realtà, ma nella realtà stessa. (Lenin)CapaCiniCa | Il Cinismo non sta nelle parole che descrivono la realtà, ma nella realtà stessa. (Lenin). Il Cinismo non sta nelle parole che descrivono la realtà, ma nella realtà stessa. (Lenin)
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stessa passione di 70 anni fa nel trasporto teatrale. La nostra storia nel trasporto di spettacoli teatrali inizia nel 1948, con il primo trasporto su gomma dello spettacolo teatrale: La Tarantella Napoletana. Da quel giorno garantiamo sempre celerità, puntualità e professionalità, con la stessa passione di 70 anni fa!
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Sonia Germani Zamperini's Blog | Se l’uomo invece di avere cinque sensi, ne avesse un altro: il palming, il suo modello di realtà e la sua stessa coscienza cambierebbe (SGZ). Se l’uomo invece di avere cinque sensi, ne avesse un altro: il palming, il suo modello di realtà e la sua stessa coscienza cambierebbe (SGZ)
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Ipse Dixit | Nessun uomo è un'isola compiuta in se stessa. Nessun uomo è un'isola compiuta in se stessa
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...Cantare quasi la stessa cosa....
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Amica: moda, bellezza e notizie di tendenza per lei. Amica è la rivista che ha accompagnato, in questi cinque decenni, l’evoluzione della donna italiana. Perché la moda stessa è evoluzione, specchio del costume e delle sue trasformazioni.
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Centro Interculturale Baobab - Sotto la stessa ombra. Il centro Baobab promuove lo scambio culturale tra etnie diverse.
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Mercati di Città La Prima Foggia: stessa Qualità di Sempre. Una rete di mercati, di produttori e di contadini, una comunità larga di persone; grata alla terra e al sole di Puglia. Nasce a Foggia Mercati di Città.
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Sicilia Fan – la vera Sicilia passa da qui.. Se ami la Sicilia, dai un'occhiata a Sicilia Fan, il punto di riferimento per i Siciliani che commentano, parlano e discutono sulla Sicilia. Scopri Ora!
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IPIR, Leader nella fabbricazione di impiallacciature ricomposte. La IPIR è un' azienda Italiana che ha sede in Rimini ed è specializzata nella fabbricazione di impiallacciature ricomposte. La stessa si ricollega ad una azienda fondata nel 1920 la
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Free Passion |. È stato emozionante, dopo una assenza di oltre cinque mesi, ritrovarsi davanti il pannello di controllo del sito; temevo di aver ormai dimenticato le varie funzioni e il loro utilizzo, ma mi sono resa conto che è un po' come andare in bicicletta: una volta imparato non si scorda più. Il mio ritorno su questi schermi, in realtà, è una toccata e fuga, semplicemente perché non potevo mancare di fare a tutte quante voi i miei migliori auguri di Buone Feste e, come tutti i Babbo Natale che si rispettano, o una Befana in anticipo - fate un po' voi - non vengo a mani vuote, ma vi porto in dono un bellissimo racconto inedito... ...dedicato proprio a questo particolare momento dell'anno, per non dimenticare mai quel magico scintillio che a Natale rende tutto possibile. Per questo racconto dovete ringraziare la mia amica Bianca, una new entry che ha deciso di condividere insieme a voi una delle favole contenute nel suo cassetto dei sogni. Per lei un bacio e un abbraccio per questo splendido e inatteso regalo, mentre a voi vanno i miei migliori auguri di Buone Feste seguiti, come sempre, dall'immancabile... Buona Lettura IL MIO REGALO DI NATALE di Bianca Visentin Sola, unica presenza umana lungo tutta la lingua di sabbia bagnata, affondo i passi nella rena intrisa di mare e mi godo la strisciante malinconia che questo paesaggio al di là del tempo mi offre. Sollevo lo sguardo sul grande faro bianco sferzato dalla risacca di onde enormi, sulla sua lanterna nera che per secoli ha illuminato la rotta a tanti naviganti, ai pescatori, alle baleniere che, proprio come la Pequod, salpavano da qui, dal porto di Nantucket, alla ricerca del miraggio di una balena bianca. Ho accettato questo nuovo lavoro perché non sopportavo più Boston, non ne sopportavo i ricordi. Da quando Richard se ne è andato, ogni angolo, ogni via, ogni palazzo mi ricordava una vita che non avevo più e tutto quello che avevo perduto. Due mesi fa mi è arrivata la proposta: direttore del Nantucket Historic District Commission, il lavoro che sognavo. Occuparmi del ripristino di antichi quartieri, preservare le abitazioni costruite dai primi coloni e conservare intatto l'aspetto che quest'isola ha mantenuto nei secoli era il mio sogno dai tempi del college, ciò che ha fatto di me un architetto. Ho accettato perché non ho nessun legame: vivere qui o altrove non fa differenza. Affretto il passo e raggiungo la mia nuova casa prima che le poche gocce ghiacciate si trasformino in una tempesta di neve. Sono un po' agitata, non dovrei… l'ho fatto anche l'anno scorso. E due Natali fa. Me lo sono imposto. La prima volta è stata una sfida, non volevo passare da sola un'altra Vigilia. È andata bene, lui aveva la mia età, se non ricordo male. Bello, alto… tutto muscoli e dalla risata facile, di origini latine. È stato divertente, una piacevole ginnastica da camera. Mi aveva messo a mio agio ed era stato soddisfacente. L'anno scorso, invece, avevo scelto un tipo un po' troppo giovane, ventitré, forse ventiquattro anni, un biondino stile Golden boy, ma con l'intelligenza di un microcefalo. La noia della serata è stata compensata dalla resistenza, anche se sospetto avesse ingoiato qualche pillolina blu per non deludere le aspettative e guadagnarsi la parcella. Quest'anno la cifra è più che triplicata perché oltre al trasferimento sull'isola e al pernottamento, ho dovuto mettere in conto la tariffa natalizia: non tutti sono disposti a trascorrere le feste lontano da casa e ho faticato a organizzare, ma alla fine uno l'ho trovato, anche se forse è troppo giovane e ho già appurato che non mi trovo molto in sintonia se hanno qualche anno in meno di me, ma non posso permettermi di fare la schizzinosa. Non voglio un uomo, non dopo Richard, neppure una breve relazione, o incontri occasionali. Non voglio nessuno. Nessuno! A Natale però voglio bere, devo stordirmi. Non voglio ricordare che mi ha lasciato proprio quella notte. Voglio fare sesso, voglio sentirmi sporca e cattiva. Ecco, suonano alla porta. Questa sensazione di paura e aspettativa che mi prende le viscere è intensa e mi fa sentire viva, fibrillante. Spavalda. Poso il bicchiere su uno degli scatoloni ancora chiusi e apro con il cuore in gola: mi trovo davanti una figura alta, di spalle, infagottata in un voluminoso parka blu con il cappuccio. Il vento ulula e insieme al nevischio trasporta i boati del mare in tempesta; una folata violenta fa mulinare un vortice di gocce ghiacciate, raffreddando l'ingresso. L'uomo si volta e resto un istante immobile a studiarne il volto seminascosto dalla pelliccia del cappuccio. «Ciao, sei Page?» Una voce profonda mi sorprende e mi avvolge in un abbraccio, sensuale e ruvido al contempo, mentre il suo sguardo intenso e sorridente mi incatena a un paio di occhi più chiari della bufera che imperversa fuori. «Sì.» Rispondo con un monosillabo. «Vieni dentro. Si gela.» Lui entra, si toglie il cappuccio e si sbottona il parka. «Dammela» chiedo, indicando la giacca; aspetto che la scrolli fuori dalle gocce in eccesso prima di richiudergli la porta alle spalle. È più alto di quanto mi aspettassi dalla sua scheda. Ed è anche più vecchio: i venticinque li ha passati da un bel pezzo, direi una quindicina d'anni, se non erro. Ho bevuto un po' e potrei non essere molto lucida, ma non sembra il soggetto per cui ho preso accordi, però io questo tipo lo conosco, o meglio, conosco il suo viso, l'ho visto in foto. Sul sito. Credo ci sia stato un cambio di programma. Probabilmente mi hanno avvisato ma non c'è connessione per via del maltempo, così sarà venuto lui. Deve essere uno di quelli che avevo scartato per l'età: mi sento più sicura con un uomo più giovane. In una situazione come questa non voglio sentirmi in soggezione. Voglio tenere in mano io le redini del comando e con uno così non è facile: potrebbe sembrare una contraddizione, ma troppo giovani mi annoiano, maturi m'inquietano. A guardarlo bene non so se il cambio mi dispiaccia, però glielo devo dire: «Non sei Brandon» osservo con disappunto. «No. Mi chiamo Nate.» Sorride. «Sono qui per…» «So bene perché sei qui. Ti è arrivato l'accredito?» «Sì, tutto a posto.» Si guarda intorno mentre io osservo lui. Ha un paio di pantaloni di cotone spesso blu e un maglione Ralph Lauren a collo alto. Veste griffato… farà i soldi a palate. Uno così sarà richiestissimo dalle cougar piene di dollari perché non è solo bello, ha fascino. Parecchio fascino. E io non voglio sentirmi attratta da lui. Da solo ha occupato tutto lo spazio del salone come l'abete di Natale pieno di lucine. Abete che non ho, ovviamente: odio il Natale, lo odio con tutto il cuore. «Hai cenato?» Chiedo per cortesia e spero di non dovergli preparare qualcosa. Deve aver fatto una traversata sfiancante, con questo tempaccio, ma non ho voglia di essere io a rifocillarlo. Il lato positivo di vivere sola è proprio questo, non dovermi preoccupare di un'altra persona. «Sì, grazie. Ho mangiato qualcosa al pub, giù allo scalo.» "Bene!" penso e vado alla ricerca dei bicchieri ancora imballati negli scatoloni e ne prendo uno. «Bevi qualcosa?» Gli mostro la bottiglia di Appleton. L'Appleton è un'altra delle mie tradizioni natalizie, cioè allontanare i cattivi pensieri con il rum invecchiato. «Sì, grazie» ripete e mi mostra un sorriso smagliante. Ho la sensazione che sia comparsa anche la scintilla tra i denti; mi pare di sentire il din di un campanellino, come nei cartoni animati. Questo tipo mi irrita. «Non ti sei ancora sistemata, vedo.» Ha preso il bicchiere che gli ho porto e ne ha trangugiato metà. Regge bene, penso. «Acuto!» Non lo pago duemila dollari per una notte per fare conversazione. E neppure l'atteggiamento da seduttore mi interessa granché, anzi lo detesto. Lo guardo irritata ma lui continua a fare il piacione, ammiccando. «Non hai bisogno di sedurmi» esordisco, poso il bicchiere sul ripiano della cucina a vista e mi dirigo verso la stanza da letto. «Quelle che ti assoldano probabilmente apprezzano finti corteggiamenti, attenzioni e convenevoli. E hanno bisogno di complimenti, io no. Risparmia la fatica. Se non ti serve altro, ti aspetto in camera» continuo altera. Spero di essere stata chiara. O forse no, perché mi guarda con un'espressione stralunata. Gli è caduta la mascella, ha sgranato quegli occhi più chiari di uno specchio di mare delle Antille. E gli è morto il sorriso, constato con soddisfazione. Devo mostrarmi fredda e spavalda. Non voglio farmi vedere debole, sono io che ho richiesto i suoi servigi, è vero, ma mi aspettavo un ragazzo, invece ho davanti un uomo, che molto probabilmente di solito soddisfa donne anziane, per cui dovrebbe solo ringraziare per la fortuna che gli è capitata. Un uomo normale lo farebbe. Sono bella e lo so: sono sempre andata fiera del mio aspetto, sto bene con il mio corpo e il mio viso mi piace molto. Piaccio agli uomini, piacevo a Richard… Solo che non voglio nessuno nella mia vita. Nessuno! Capisco che sia difficile da comprendere per i miei amici e colleghi che ci provano da anni e alla fine si sono arresi all'idea che una donna di trent'anni – trentadue, per l'esattezza − non voglia relazioni. Strano, eppure è così. Innamorarsi è una sciagura perché la vita porta con sé solo dolori, io lo so bene. Mi concedo questa unica licenza, un incontro a pagamento una volta l'anno… e chi mi capita? Uno che avrà dieci anni più di me! Lo spedirei indietro con il primo traghetto, ma temo che fino a che non cessi la tormenta non facciano salpare neanche una barchetta telecomandata, e qui a Nantucket, se non ricordo male, c'è una lunga tradizione di naufragi: la Essex, l'Andrea Doria e per non parlare dei naufragi letterari, il brigantino di Gordon Pyms, fatto colare a picco niente po' po' di meno che da Edgard Allan Poe e neppure Achab se l'è passata tanto bene. Non voglio averlo sulla coscienza. Potrei spedirlo giù in città alla locanda, ma mi sa tanto che mi accreditino pure il costo del pernottamento. E per di più dovrei passare la notte più brutta dell'anno da sola. No, no, meglio consumare con il vecchietto, qua, che sembra Tom Brady. Tom Brady moro… Ha pure la fossetta sul mento. Ora glielo chiedo, se gioca a football. «Giochi a football?» Intanto, in camera, mi spoglio velocissima. «No, giocavo a basket» risponde, mentre m'infilo nuda sotto la coperta. Ho solo il reggiseno e sgancio pure quello. È rimasto sulla soglia, tentennante. Devo averlo spiazzato. È uno della vecchia guardia, mi dico, sarà abituato ai convenevoli e ai preliminari. Penso proprio che le cougar apprezzino. Non pretenderà mica che gli faccia lo spogliarello, spero! «Che fai, non ti spogli?» lo esorto. Mi guarda, alza il sopracciglio e si toglie il maglione, e prima che la testa rispunti dal collo alto della maglia mi ha già mostrato una serie di pettorali da primato e una coppia di bicipiti degni di un pugile dei pesi medi. Resto a osservarlo mentre slega gli scarponi, li scalcia, si cala i pantaloni e… È già in erezione, noto, un'erezione non proprio completa ma sta sbocciando. Sono abbastanza lusingata perché non credo siano stati i miei modi dolci e maliziosi, né la situazione dall'alto tasso erotico a eccitarlo. Gli piace ciò che vede. Si avvicina, nudo, o quasi. «Per favore, togliti le calze» dico con disappunto. «Ai tuoi ordini, bellezza, sono a tua disposizione.» Si siede sulla sponda del letto, mi prende il mento tra il pollice e l'indice e cerca di avvicinare la bocca per baciarmi. «No!» sbraito perentoria. «Niente baci.» Su questo sono categorica. «Questo no, quell'altro nemmeno: mi puoi lasciare un po' di spazio di manovra? Sono ben intenzionato a soddisfarti, signora, ma se continui così, finisce che mi smonti» ribatte sorridendomi. Ha proprio un bel sorriso, denti bianchi e regolari da perfetto maschio americano. La sua mano è rimasta sul mio viso e mi accarezza: ha le mani callose, curate ma con grandi calli nel palmo e sulla nocca dell'indice. Chissà che lavoro fa, oltre a questo, mi chiedo. Non è che mi importi che cosa faccia lui oltre a soddisfare donne bisognose, non sono curiosa… Okay, un po' sono curiosa ma non devo instaurare nessun tipo di rapporto con costui… O meglio, un rapporto lo voglio, lo voglio disperatamente ora che le sue labbra mi stanno sfiorando il viso. «Dal momento che non vuoi fare conversazione, né vuoi essere baciata, provo a conoscerti così», mormora e mi sfiora, mi annusa. Sento il suo tocco sul corpo e ormai sono annegata tra le sue braccia. Tutta la mia audacia, tutta la mia spavalderia sono state sedate e sono inebriata dal suo odore di uomo, un profumo amaro mescolato all'essenza della sua pelle. Sono inebriata perché è un odore onirico, mi fa sentire a mio agio, a casa. Adesso, quasi quasi, un bacio lo vorrei, in questa posizione, da lui che mi abbraccia da dietro, mi avvolge con il suo corpo, una coscia infilata tra le mie. Sento le sue mani lievemente ruvide stringermi il seno. Il suo tocco è conforto, non solo piacere, è quasi familiare. Sento il suo respiro nell'orecchio, la lingua che si insinua delicatamente dentro, leccando e sospirando, e io sono pronta a trasgredire, fra le sue braccia, trasgredire sul serio, mi sento strana… È una sensazione pericolosa: in questo momento mi sento così calda e languida che vorrei solo che mi prendesse, invece fa scivolare le sue dita in mezzo alle mie gambe e centra al primo colpo il punto perfetto che scatena il mio piacere. Affonda un dito ruvido dentro di me, cerca i miei umori per continuare una carezza bagnata che mi fa scorrere il piacere sottopelle, mi infiamma in un modo… in un modo tale che sono costretta a girare il viso per trovare il suo volto, maschio e intenso, perfetto, voglio vedere quei suoi occhi chiari e voglio… Dischiudo la bocca, spero che capisca, che non debba chiedergli… «Ho voglia di baciarti, Page, spero che non mi fermerai», mi sussurra con le labbra a lambire le mie, una scossa che mi percorre tutta donandomi un piccolo assaggio di orgasmo. Non rispondo ma mi giro di più e mi avvicino, solo un po', un pochino e… Una scossa di piacere e un'onda di calore si propagano dentro di me quando sento il suo sapore di rum dolce e uomo, ricordi lontani e voglia di qualcosa di sopito. È molto di più di un bacio, è nostalgia per qualcosa che quasi non ricordavo di aver vissuto. "È questo un bacio?" Sono spaventata dall'intensità delle sensazioni e dall'emozione che un contatto così semplice e candido porta con sé. Non voglio ricordare… non devo! Devo uscire da questa situazione pericolosa, mi stacco e ordino: «Scopami!» «Signorsì, signora!» risponde pronto. Sento le sue labbra allargarsi in un sorriso mentre abbandonano le mie e percorrono la mia guancia lasciando una scia di dolci brividi. Mi mordicchia il lobo e mi mormora all'orecchio: «Imperdonabile da parte mia, lo so, ma ho dimenticato i preservativi.» «Apri quel cassetto, c'è una scatola nuova». Si solleva e cerca nel comodino, armeggia e tira fuori un flacone. «Vedo che sei ben attrezzata» osserva mostrandomi il tubetto di lubrificante e lo appoggia sul comodino. «Sì, non si sa mai, potrei non essere ispirata». Mi infila di nuovo la mano tra le cosce, mi accarezza piano e sorride. «Al contrario, mi sembri ispiratissima. Mi piace pensare di essere io la fonte di cotanto estro» e ride. Vorrei rispondere a tono ma mi ritrovo sotto di lui, il suo viso maschio a qualche centimetro dal mio, mi sta studiando con un'espressione famelica che mi fa perdere l'uso della favella, mi sento tanto "gattina in calore" e non mi piace, però dentro di me sto urlando: "Sì, per favore, scopami, scopami! Che aspetti?" Devo trattenermi, sto per miagolare! Ho il suo pene duro che preme e si struscia, non ne posso più. Allargo le gambe perché ne ho bisogno, lo voglio dentro, sento un vuoto doloroso che deve essere colmato, dopo tanto tempo… e non è solo il bisogno fisico di un uomo dentro di me, è qualcosa di più intenso che mi prende anche la testa. "Dài, ti prego…" Ma lui niente, è sopra di me, mi prende il viso tra le mani e mi guarda intensamente con quei suoi occhi limpidi… Perché non ho spento la luce? Non voglio che mi guardi in questo modo. Non voglio che mi spii dentro! «Page, sei bellissima. Sono stato molto fortunato a incontrarti questa sera.» Se voleva farmi arrabbiare, c'è riuscito! «Voglio sesso!», piagnucolo, chiudo gli occhi per rompere il contatto con quei due cristalli che mi ha piantato nell'anima e scrollo il capo, da un lato all'altro sul cuscino, ma le sue mani mi trattengono la testa. «Sei sicura? Una donna non vuole mai soltanto sesso.» Riapro gli occhi. «Sono sicura sì! Voglio fare l'amore» protesto. «Ecco, sì, così va meglio» sorride, mi bacia ed entra. Lo accolgo e mi placo, accolgo anche la sua bocca che succhia la mia, accolgo le spinte contro il mio ventre che ondeggia e gli va incontro e pian piano sento inopportune due lacrime che mi colano lungo le tempie. Mi arrendo, lo abbraccio anch'io, infilo le dita tra i suoi capelli morbidi ancora un po' umidi per la tempesta che imperversa fuori ed è rimasta imbrigliata insieme al profumo del vento e della neve tra i fili argentei che ha sulle tempie, solo qualche stria brillante che luccica in una massa morbida di ciocche scure. Mi lascio cullare dalle sue spinte, dalle carezze e dai baci, non voglio pensare quanto mi sia mancato, in questi cinque anni, un uomo vero, un uomo mio. Non voglio pensare che ormai Richard è lontano, sbiadito. Accetto l'orgasmo che fa tremare il mio corpo e si riverbera nel ventre, nel petto, sulle labbra, arriva alle tempie e mi sconvolge i pensieri. Grido, un urlo soffocato dalla sua lingua sconosciuta persa nella mia bocca. Gli tiro i capelli mentre mi strizza il seno serrato nel suo palmo e vi affonda le dita; vado incontro ai suoi fianchi che mi percuotono con colpi brutali per arrivare all'apice e assaporo i miei ultimi spasmi. Ansima, geme, sento che sta per godere e non stacca la sua bocca dalla mia, finché non ruggisce un lamento più profondo, tremando sul mio corpo. Si placa, apro le braccia e lo libero ma non si muove, addolcisce solo il suo bacio, da prepotente diventa languido. Finisco di nuovo per perdermi nel suo abbraccio, carezzandogli i fianchi. «Fantastico» mi sussurra sulle labbra prima di darmi un altro bacio. «Fantastico» ripete fra sé mentre si sposta di lato e si alza. Si sfila il preservativo e, sicuro, si dirige in bagno, mostrandomi il lato posteriore del suo corpo statuario. Mi ha stordito. Tutta la spavalderia che avevo faticosamente accumulato negli anni e che credevo sarebbe bastata per farmi vivere un'altra di queste esperienze occasionali si è vaporizzata sulle sue labbra. Mi alzo e mi infilo il cardigan di Richard, quello mélange fatto a maglia, di lana morbida e grossa, che mi scalda con una tiepida carezza. Mi ci avvolgo come in un abbraccio e vado alla ricerca di un profumo che dopo cinque anni non riesco più a ricordare. Mi accomodo nella poltroncina di velluto e assumo la posizione del loto. Devo meditare. Nei pochi secondi che il mio regalo di Natale si prenderà per sé chiuso in bagno, devo meditare. Dovrei sbatterlo fuori nella tormenta, mi dico. Sì, è la cosa più saggia! Ma il mio cinismo, che in questo giorno sdolcinato riesce a superare anche le vette del Grinch, non mi permette di arrivare a tanto. Che gli dico? Una voce sarcastica e molesta mi suggerisce la più appetibile delle soluzioni: "Niente, non dirgli niente e fatti dare la seconda ripassata." L'idea non è così male, ma prima deve ricaricare le batterie. E io nel frattempo che faccio? Di che parlo? No, no. No! È un soggetto pericolosissimo! Devo riprendere in mano la situazione e ho già quasi un piano: lui che passa il resto della notte sul divano e… Ah, eccolo! Esce dal bagno con quel sorriso smagliante da pubblicità del dentifricio. Nudo… in erezione… Ancora?! Deve essersi calato qualcosa, alla sua età. Probabilmente usa la "Pillola del Weekend", così glielo chiedo: «Usi il Cialis?» «Come, scusa?» «Il Cialis, la Pillola del Weekend. Tipo Viagra, sai…» Solleva il sopracciglio, infastidito. «Ancora non ne sento la necessità» e noto l'impercettibile movimento dei fianchi. «Lo prendono anche i giovani» spiego. «Ti sembro così decrepito?» mi attacca, risentito. Gli si è smorzato il sorriso piacione e ha un cipiglio arrogante che gli si addice di più dell'aria da seduttore della domenica. Ammetto che è sexy, anzi così sexy da perderci la testa. E io con lui sono stata davvero acida. «No, non sei decrepito» inizio, ma non sto migliorando la situazione, neanche un pochino. «Sei abituata ai toyboy?» Fa una smorfia che vorrebbe essere ironica. Non mi piacciono le sue insinuazioni, quindi ribatto: «Non accetto la morale, non da te. Siamo sulla stessa barca, mi pare.» Solleva il sopracciglio, non risponde, quindi continuo: «È così difficile per voi uomini capire la differenza?» «Quale differenza, scusa?» «Non voglio essere corteggiata, non voglio un uomo, neanche il rimorchio di una sera.» «E quindi paghi?» «Sì, pago per un servizio. Nessuno così può accampare il benché minimo diritto; nessuno può anche solo pensare che si tratti di una conquista, nemmeno la conquista effimera da una botta e via: chiaro? Quindi nessun toyboy per me» sbotto, indignata. «In pratica paghi una puttana.» Mi guarda con malcelata disapprovazione. «Non vorrei sminuire il tuo lavoro, ma sì, più o meno è questo il concetto.» Come se ci fosse differenza tra un gigolò e una prostituta, e glielo dico: «Una cosa che vuoi uomini fate abitualmente, cioè pagare una donna per qualche minuto di sesso.» Mi alzo dalla poltroncina per continuare la discussione da una posizione più elevata, mi sento a disagio con lui che torreggia su di me con le mani posate sui fianchi, nudo, e un sorriso divertito che è tornato a spuntargli su quella bella faccia. «Io non pago le donne.» «Eh, già. Io invece sì, una volta l'anno: e tu saresti il mio regalo di Natale.» «Non ti vanno bene un paio di orecchini o una borsa nuova?» Ride. «Se proprio ci tieni» ribatto, sciorinando tutto il mio sarcasmo, «te ne farò recapitare un paio: li vuoi col pendente? O preferisci una borsetta, una Swagger di Coach, magari? Di che colore?» «Capisco perché sei sola: sei dolce come un limone della California.» «Sono sola perché sono vedova» rispondo di getto. "Accidenti! Accidenti! Accidenti!" Mi è uscita così, non avrei voluto dire nulla, non l'ho mai fatto con nessuno. Non parlo mai di Richard, mai! Mai! Mai. Lui spalanca gli occhi, indietreggia di un passo. «Vedova?» «Sì, vedova, ma non è morto per il mio veleno. Non l'ho ucciso io, se è quello che stai pensando.» «Non era riportato sulla tua scheda.» Sembra perplesso. «Non metto i manifesti, né tantomeno vado a scriverlo nel form di un sito equivoco.» Se ora mi dice che gli dispiace lo sbatto fuori nella tormenta. Invece si siede sul letto come mamma l'ha fatto, senza la minima intenzione di coprire le proprie nudità – ma d'altra parte ci deve essere abituato, è la sua divisa d'ordinanza – appoggia i gomiti sulle ginocchia, solleva il suo sguardo indagatore su di me. «Quindi è morto la notte di Natale…» Ma come cavolo fa a saperlo?! «Come fai a saperlo?» domando, perplessa. «Perché farei la stessa cosa. Cercherei di non pensare, di non ricordare.» Allunga un braccio e agguanta il mio polso, mi attira a sé e mi costringe a sedere sulle sue ginocchia. Non oppongo resistenza. Mi bacia, afferrandomi in mento in una stretta decisa. Cerco di sfuggirgli, ma non riesco… forse non voglio. Decisamente non voglio… Insinua le sue mani sotto il maglione di Richard, a cercare la mia pelle da accarezzare, sotto questo ricordo tangibile che ho infilato quasi fosse una barriera fra me e lui. Fra me e… qualcosa di nuovo. «È di questo che hai bisogno» mi dice, carezzandomi i fianchi con mani calde e delicate, un tocco confortante e familiare. «Sono qui per questo» sento che mi sussurra con le labbra premute sul mio collo. «Un incidente…» Le parole mi escono così, un riflesso involontario. «Avevamo lavorato entrambi senza sosta fino alla Vigilia al progetto di un nuovo grattacielo e non avevamo fatto l'albero. Richard è uscito per comperarne uno, per avere il nostro primo abete di Natale nella casa nuova… Un'auto sulle strisce… Un ubriaco che era appena uscito dalla festa degli auguri del suo ufficio. Odio il Natale. Lo odio con tutto il cuore» sbotto e mi esce anche un singhiozzo. Lui mi stringe, forte, e io inizio a singhiozzare sul serio, nascondendo la faccia nell'incavo del suo collo. È la prima volta che piango, dopo quella maledetta notte. E sono passati cinque anni. Piango, mi sfogo. Lui tace e mi tiene stretta. Questi gigolo devono essere anche un po' psicologi, perché appena riesco di nuovo a parlare continuo: «La cosa terribile è che il dolore resta vivo, ma il ricordo… il suo viso sta svanendo, non è più nitido.» Quest'uomo è perfetto, perché mi aspettavo che mi dicesse che il mondo va avanti, che sono giovane e bella e che ho tutta un'esistenza da vivere. Che anche Richard avrebbe voluto che mi rifacessi una vita, che accettassi un altro uomo al mio fianco, mi facessi una famiglia e tutta la serie di infinite banalità che mi hanno propinato in questi anni. Invece mi fa sdraiare sotto le coperte, mi sfila il maglione, mi abbraccia, mi dà un bacio sulla fronte e dice solo: «Una mattina ti sveglierai, penserai a lui come ogni altra mattina, e ti spunterà sul viso un bel sorriso. Quel giorno, e solo quel giorno, sarai pronta ad andare avanti.» «Dici? E come fai a saperlo?» Sembra quasi che ci sia passato. «Ho perso i miei in un incidente aereo quando avevo sedici anni. C'è voluto un po', ma alla fine sono rimaste solo le cose belle.» Mi sveglio. C'è silenzio e tutto è ovattato. Mi alzo e vado alla finestra. Nel cielo splende un bel sole invernale e poche nuvole scure e sottili, basse sull'orizzonte ad accarezzare il mare ormai calmo, sono l'unico ricordo della tempesta gelida di ieri. Spio fuori il paesaggio selvaggio: il prato all'inglese della grande dimora padronale che, ieri, a causa della bufera non si distingueva, ora è spruzzato di bianco, neve quasi sciolta dal vento di mare e dalla salsedine. Adoro queste case grigie dagli infissi bianchi tipiche di quest'isola. La villa dei padroni di casa, oltre a essere un antico edificio storico è posizionata in un luogo meraviglioso, appena fuori dal centro, un po' isolata su un basso promontorio da cui si vede il mare, punteggiato da piccole barche, e il faro vicino svetta e veglia su quest'isola dal sapore antico. Anche questo piccolo cottage è bello, grigio e bianco, ma è una dépendance di recente costruzione. Mi hanno offerto questo alloggio in affitto per una cifra ragionevole, non ho potuto rifiutare. Mi piace starmene per conto mio. Tranne la notte di Natale, s'intende. Nate sta dormendo. È stato… è stato splendido questa notte. Avevo ragione a diffidare degli uomini maturi, sono pericolosi… Esco dal bagno in silenzio per non svegliarlo. Questa notte ha faticato parecchio per soddisfarmi e guadagnarsi la parcella. Dopo il mio sfogo, pian piano abbiamo ricominciato. Il terzo round è iniziato all'alba. «Ti faccio vedere di cosa è capace un vecchio rudere» mi ha detto svegliandomi. Era ancora buio, ho faticato un po' a capire che ora fosse e che voleva continuare, ma non ero stupita di avere un estraneo dentro al letto, inconsciamente sapevo che era lui, una presenza confortante. Mi piacerebbe che non se andasse. Non oggi. Ma non dirò nulla, ovviamente. Meglio così, è quello che volevo, solo che… In cucina preparo il caffè, mi sono infilata il maglione di Richard: maldestra, scontro la caraffa e rovescio il filtro. Il caffè mescolato all'acqua crea una poltiglia che imbratta il bancone, la polvere si spande sul maglione, mi entra nelle narici e comincio a starnutire… «Sei una frana» sento una voce lontana, persa nei ricordi, la voce di Richard. Non si era arrabbiato quella volta, eppure l'avevo combinata grossa, avevo macchiato un suo disegno importante, così da allora teneva i suoi progetti lontani da me e dai ripiani della cucina. Sorrido ripensando a Richard, al suo sorriso e soprattutto alla sua faccia da cartone animato quando aveva visto la polvere scura colorare il frutto di cotanta fatica. Sorrido, mi volto e vedo Nate sulla soglia della stanza. È vestito e ha gli scarponi ancora slacciati. «Buongiorno.» «Buongiorno a te e buon Natale» gli auguro, distratta. «Vuoi un caffè? È quasi pronto.» «Buon Natale», replica con un sorrisetto scaltro. «Sì, grazie, con piacere» e si siede sullo sgabello davanti a me. Il suono del campanello ci sorprende. Ci voltiamo entrambi in direzione della porta. Sollevo le sopracciglia, stupita. Mi guardo, il maglione di Richard mi arriva sopra al ginocchio, sono quasi presentabile ma sono indecisa se andare ad aprire. «Che fai, non apri?» «Non so… magari sono i vicini.» «Hai paura che mi trovino qui? Se vuoi vado di là, anche se dubito che qualcuno di quest'isola venga a farti visita la mattina di Natale, e a quest'ora per giunta, per darti il benvenuto». «No, stai pure lì.» Vado alla porta. Sbircio attraverso i riquadri a vetri dell'ingresso e noto un ragazzo palestrato. Apro. «Ciao. Buon Natale.» «Buon Natale…» Lascio in sospeso la domanda. Chi è costui? «Sono Brandon» mi delucida. «Mi spiace ma ieri tutti i collegamenti per l'isola erano interrotti, te l'ho scritto nella mail che non sarei riuscito ad arrivare in tempo al nostro appuntamento e sarei venuto stamattina con il…» Mi volto di scatto verso Nate, mentre Brandon continua a parlare, spiegare, sempre fermo sulla porta. Sbarro gli occhi e guardo l'uomo con cui ho vissuto una notte di folle, intensa e insperata passione che mi sta sorridendo, appoggiato con noncuranza al bancone. «Chi diavolo sei?» sbraito. «Brandon!» mi risponde il ragazzo che nel frattempo è entrato nel mio salone. Io tengo i miei occhi a lanciafiamme puntati sul soggetto numero uno che si è alzato e si è avvicinato al nuovo ospite. «Ciao Brandon, buon Natale» gli dice e lo prende per il gomito. Lo fa girare su se stesso e lo guida verso l'ingresso. «Sono quasi le dieci: se ti sbrighi fai in tempo a prendere il traghetto delle dieci e trenta e fra un'ora e mezza sei di nuovo a Hyannis» gli spiega, sbattendolo fuori. «Di' a Margareth, alla biglietteria, che sei amico mio, ti rimborserà i soldi del biglietto.» «Amico di chi?» chiediamo praticamente in coro io e Brandon. «Dille che ti manda Nate, Nathan McKinnon, e di richiamarmi.» Sento che gli dice ancora qualcosa ma io ho la testa in panne. Mi sta fumando. «Nathan McKinnon?» ripeto il suo nome tra le labbra. E mi tremano le gambe. McKinnon è il presidente del Nantucket Historic District, in pratica l'uomo che mi ha assunto. Nonché il padrone di casa: quello a cui ho pagato tre mesi di affitto anticipato con un bel bonifico da tremila dollari. Il McKinnon delle McKinnon Cruises, la compagnia di traghetti che collega Nantuket e Martha's Vineyard a Cape Cod e mezzo Massachusetts. Vorrei urlare! «Oh, mio Dio…» biascico, mentre Brandon, che ho visto solo di sfuggita, è già scomparso dal mio raggio di azione. Non so neppure se sia bello o brutto, se mi piaccia o meno, ma sono terribilmente sollevata che sia stato liquidato così in fretta. E non da me. Ma questo non significa che passi sopra a quello che ha fatto lui! «Ma come ti sei permesso?!» inveisco contro Nate che ha appena chiuso la porta. «Come mi sono permesso? Non è che mi hai lasciato molta scelta.» «Sciacallo!» «Che avrei dovuto fare, scusa? Il mio sogno erotico si è materializzato sotto forma di regalo di Natale: Gisele Bundchen che mi invita in camera, si spoglia nuda e mi fa spazio nel suo letto. E io secondo te mi sarei dovuto perdere in convenevoli?» «Ovvio che sì!» urlo. «Avresti dovuto dirmi chi eri! E che non eri Brandon!» «Te l'ho detto che non ero Brandon, e poi hai fatto tutto tu. Non mi hai fatto aprire bocca.» Si giustifica, ma ride. Mi sta prendendo in giro. Mi sento umiliata. Io odio il Natale, non può succedere niente di buono a Natale, neppure gli incontri occasionali riescono a finire bene il giorno di Natale! Sono veramente arrabbiata! … Ha detto Gisele Bundchen? Secondo lui le assomiglio? «Hai detto Gisele Bundchen?» «Sì, ma di faccia sei più bella.» «Non mi blandire!» «Non ti blandisco, ma puoi biasimarmi se ho accettato il tuo cortese invito? E dopo non mi è sembrato più il caso di interrompere il nostro idillio, così ho…» Si scansa velocemente per evitare il primo libro che ho preso da uno degli scatoloni e gli ho lanciato addosso. Prende al volo il secondo e ride. «"La via zen per la felicità"» sogghigna leggendo il titolo del terzo proiettile, che ha afferrato con la mano libera. «Perché sei venuto?» gli urlo. «Buon vicinato» mi spiega e si china a legare gli scarponi. «Volevo fare la tua conoscenza. Presentarmi, vedere se ti eri sistemata e sapere se avevi bisogno di qualcosa. Il vivere civile, insomma.» Si solleva e mi guarda in viso. «Ma ammetto» continua, «che la tua accoglienza mi ha sorpreso, e l'ho trovata infinitamente più piacevole. Ah, sono venuto anche a invitarti al party di Natale, alla villa» e indica casa sua, al di là del prato. «Per inciso, quest'anno sarai l'ospite d'onore.» «Io non ci vengo! Scordatelo!» «Figuriamoci! Ti aspettano tutti, non farti pregare. È una consuetudine, il party di Natale a casa mia, e quest'anno ci sarà mezzo paese perché tutti vogliono conoscerti.» «Ho detto che non ci vengo! Non ci penso proprio, anzi, me ne torno a Boston! Non voglio avere nulla a che fare con un truffatore come te!» «Alle dodici, puntuale» mi ammonisce senza ribattere. «Se ritardi anche solo di un minuto vengo qui a prenderti di peso, ti carico sulle spalle e ti porto al party come un sacco di patate.» «Non oserai.» «Vuoi mettermi alla prova? Oppure ti piace presentarti alla gente in modo inconsueto, per fare in modo che si ricordino di te? Se è così, ti accontento: ti faccio fare un'entrata trionfale.» «Non oserai!» Alzo la voce. Lui ride. Sì, credo proprio che oserebbe. Oserà… Ha preso il suo parka abbandonato sui cartoni ieri sera e apre la porta. «Ora devo andare perché mi aspettano quelli del catering.» Torna indietro, mi afferra per la vita, mi attira a sé senza che io riesca a opporre resistenza e mi stampa un bacio sulle labbra. «Puntuale, mi raccomando.» Al party, "quel party", sono arrivata puntuale. Ho conosciuto tutta Nantucket. La cosa buona è che non mi sono sentita sola, non ho pensato a Richard nemmeno per un momento. Nella grande casa, tutta decorata come la residenza di Babbo Natale al Polo Nord, è riuscita a entrare, stipata, tutta Nantucket. A stento ho ricordato il nome, sì e no, di una decina di persone nella moltitudine di gente che si è presentata. Il buffet era enorme, gestito da un catering di Martha's Vineyard e supervisionato da quella che, al mio arrivo sull'isola, pensavo fosse la padrona di casa, invece era solo la governante. "Solo" si fa per dire, visto che è un prezioso factotum, la mia salvezza, un angelo piovuto sulla terra per dispensarmi di generosi doni e aiuto provvidenziale. Sì perché senza Vera non sopravvivrei alle mie tre pesti, con un altro in arrivo… "Siate fecondi e moltiplicatevi": lui ha preso alla lettera il comandamento della Genesi, infatti sono passati cinque anni e stiamo aspettando il nostro quarto figlio. Il primo è arrivato quasi subito, e le due femmine, a onor del vero, sono arrivate insieme, perché nella sua famiglia c'è predisposizione gemellare. Ora stiamo aspettando un altro maschio. Come ogni anno apro i pacchetti, dobbiamo fare in fretta perché stanno per arrivare quelli del catering. So già che cosa ci sarà in due di quelli destinati a me: una borsa e un paio di orecchini. Fa lo spiritoso, tutti gli anni. Anche la prima volta. Quel Natale mi ha fatto trovare una Swagger di Coach: non so come abbia fatto a scovarne una così in fretta, ma a Nantucket tutti fanno quello che lui chiede, ogni suo desiderio viene esaudito. Fatto sta che mi ha fatto trovare il regalo sotto il grande albero del suo salone e mentre tutti si scambiavano i doni, lui mi ha presentato il suo. «Io non ti ho fatto nulla, non so come ricambiare» gli ho detto imbarazzata. «Se è per questo, mi devi ancora la parcella per le prestazioni di stanotte» ha ribattuto lui ridendo. «Tu vaneggi» gli ho risposto. «No, per niente, anzi, ho in mente proprio un bel regalo, qualcosa che desidero profondamente: dovresti ricambiare…» Insomma, da quella notte abbiamo diviso il letto, esattamente come la notte precedente… per sempre. Non che sia stato semplicissimo, perché si sono messe in mezzo tutte le sue ex: le più tenaci si sono rivelate due sorelle di Martha's Vineyard e la sua ex moglie, che ha cercato di accampare ancora dei diritti dopo ben tre anni dal divorzio. Divorzio che aveva voluto lei, visto che aveva mollato Nate per un nuovo marito, di New York, ben più ricco e introdotto nel jet-set. Peccato che avesse preso l'abitudine di tornare a Nantucket per rinverdire il passato di passione con quello che ora è il mio, di marito. Ovvio che quando mi ha visto all'orizzonte non l'ha presa bene. Io, però, sono un tipo tosto, e ho sventato tutti i loro subdoli attacchi volti a farmi tornare l'allergia al Natale. Ma questa è un'altra storia… Ora mi godo i miei cuccioli che spacchettano i regali, e spero che a Nate piacerà il mio, di dono, un tosaerba ultramoderno, proprio quello che voleva, anche se so, so perfettamente che lui preferisce quello che ci scambiamo ogni anno chiusi in camera, io e lui, da soli, il regalo giusto per dimostrarmi che qualcosa di buono, il Natale, lo riserva pure a me. Questo racconto inedito pubblicato è un'opera di fantasia scritta in esclusiva per Stella e pubblicata solo sul sito Free Passion nella rassegna "Racconti di Natale – Edizione 2018" © Riproduzione riservata. Proprietà intellettuale dell'autrice Bianca Visentin . Vietata la riproduzione di questi contenuti o parte di essi. Il mio regalo di Natale - Racconto - Copyright © 2018 – Bianca Visentin
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U STEGG! - U STEGG!. U Stegg è contatto diretto con il mondo coreutico e musicale di origine pastorale e contadino del territorio. Non ci sono palchi, né amplificazioni, bensì feste a ballu nei vicoli e nelle case all’usu anticu. La didattica è affidata ai consueti canali orali del guardare e ripetere assieme a maestri suonatori e danzatori del luogo. Non vi è nessuna intenzione di natura archeologica o nostalgica, bensì il modesto obiettivo di mantenere una dimensione umana e diretta della festa, come la gente del territorio l’ha vissuta da sempre. L’esperienza legata a U Stegg è fortemente radicata sul territorio è interamente autofinanziata e la prima edizione risale alla fine degli anni ’80.Il nome usato per identificare U Stegg fino al 2001 era Danza Tradizionale in Calabria. In seguito diviene per tutti U Stegg (una versione ironico-dialettale de Lo Stage).U Stegg è un laboratorio, un crocevia, un incontro ininterrotto fra visioni e modi diversi del mondo folclorico che però vivevano, e vivono, il bisogno del confronto. Sono determinanti i personaggi ed i luoghi: l’Aspromonte, un’area che va da Mosòrrofa a Cardeto e nella quale la cultura etnocoreutica ed etnomusicale è tuttora forte nonostante la scomparsa del mondo contadino. U Stegg si svolge a Cataforìo ponendo nel tempo e con la sua presenza una serie di problemi sulla stessa dignità della cultura popolare, sulla memoria storica in Aspromonte.La forza di U Stegg è quella di proporre un approccio didattico a più livelli. Accanto all’insegnante di danza o di strumento, sono sempre presenti maestri della tradizione. Ciò consente in un periodo, tutto sommato molto breve, di mettere in atto una comunicazione elevata fra i tre elementi in gioco: il musicista e/o danzatore tradizionale, l’insegnante/medium, l’apprendista. Un secondo dato è che si salta l’ambito specialistico della ricerca sul campo. Essa non è demandata ad uno esperto esclusivo ma diviene un laboratorio nel quale il testimone della tradizione, l’insegnante (sostanzialmente un suo “allievo qualificato” che si propone come medium didattico) ed i discipuli costituiscono un gruppo di contatto diretto. In questo quadro U Stegg con i suoi corsi di ballo e strumento (zampogna, lira, organetto, tamburello e chitarra battente) rappresenta un’esperienza che dura ormai da numerosi anni. Il contenitore temporale ha consentito di affinare modi, forme e contenuti di un linguaggio didattico.In Aspromonte si dice: Cu sapi sapi ppe iddu e sapi puru ppe l’atri (Chi sa sa per se stesso e sa anche per gli altri). E’ la cultura popolare stessa ad indicare che il sapere non va “detenuto”sterilmente ma è oggetto di trasmissione.
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Spiyca. Fortuna che la bellezza è soggettiva, altrimenti cercheremmo tutti la stessa cosa.
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YogaMarga di Gilda Giannoni - YOGAMARGA. YOGAMARGA - Gli yogamarga nell’antica tradizione yoga sono le diverse vie (marga) per il conseguimento della realizzazione spirituale. Il metodo di YogaMarga si basa sulle cinque principali vie della tradizione arricchite e avvalorate dalle moderne nozioni di anatomia, psicologia e filosofia.La pratica fisica dello yoga (hatha-yoga) è affiancata dalla meditazione (raja-yoga) e arricchita da elementi di stimolazione intellettuale (jnana-yoga). Tale approccio porta a riflettere su se stessi, sul proprio modo di agire (karma-yoga) e sul rapporto di sé con l’universo e con l’esistenza stessa (bhakti-yoga). Lo scopo è indurre l’evoluzione dell’individuo in tutti i suoi aspetti affinché egli possa esprimere il proprio pieno potenziale, prerogativa fondamentale per la realizzazione di sé. ________________________________________________________________________The yogamargas, according to the ancient yoga tradition, are the different paths (marga) for the attainment of spiritual realization.The YogaMarga method deals with the five main paths of the tradition, enriched by modern notions of anatomy, psychology and philosophy. The physical practice of yoga (hatha-yoga) is supported by meditation (raja-yoga) and enriched by elements of intellectual stimulation (jnana-yoga). This approach leads people to look at themselves, at their way of acting (karma-yoga) and at the relationship of the self with the universe and with existence (bhakti-yoga).The aim is to induce the evolution of the person in all its aspects so that everybody can express his/her full potential, a fundamental prerogative for self-realization.
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Sara Cecchi – Dream . Believe . Achieve. Sara Cecchi nasce a Pontremoli nel settembre del 1996, trascorre la sua vita in un piccolo paesino in alta toscana, dove attualmente lavora. Questo sito web nasce per passione e un po’ per sfida personale, una scommessa con me stessa, un diario online che tra una foto e l’altra, vi terrà compagnia, prendere spunti, confrontarvi…
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Associazione Labirinto - Per la promozione della danza. L''associazione culturale Labirinto si propone di divulgare la conoscenza e l''esercizio della danza organizzando rassegne, concorsi, attività didattiche per l''avvio, l''aggiornamento ed il perfezionamento della stessa. Inoltre organizza congressi, incontri di studio, mostre fotografiche, seminari per promuovere attività culturali artistiche ricreative contribuendo in tal modo alla crescita culturale e civile dei proprio soci.
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Big Jim. Big Jim nasce nel 1971 grazie alla Mattel. Ben presto diventa popolarissimo anche grazie alla quantità e l’accuratezza dei vestiti e delle attrezzature create per lui e i suoi amici. I primi compagni che la Mattel decide di affiancargli sono Big Jack (1972), lo sportivo amico di colore, Big Josh (1973), classico boscaiolo americano, realizzato con la stessa testa di Big Jim, ma con capelli più chiari, occhi azzurri e barba e Big Jeff (1974), biondo, profondo conoscitore delle savane e il più usato per affiancare Big Jim nelle promozioni italiane.
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Spurghi civili e industriali - Svuotamento pozzi neri - visentinriccardo.it. Operiamo nel settore del trasporto di Rifiuti con particolare vocazione alla Manutenzione e al Controllo degli impianti di scarico civili e industriali in modo da poter porre rimedio dove possibile, con il minor costo e con il massimo rispetto delle normative, anche nel campo delle Bonifiche Ambientali. Le nostre attrezzature sono costantemente aggiornate e capaci di alte prestazioni potendo fornire diversi servizi contemporaneamente. Dai semplici spurghi, alle più complesse ostruzioni, mappatura dell''impianto fognario sconosciuto, fino alle problematiche dei rifiuti industriali con la stessa professionalità.
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Trattoria Ponte Rosso. Benvenuti alla Trattoria Ponte Rosso. Un piccolo pezzo di storia contemporanea che non dimentica mai il passato e accoglie con attenzione e sensibilità gli ospiti del presente. Ponte Rosso nasce da un gruppo di amici, ha la stessa direzione in cucina da più di venti anni ed è gestita da una giovane coppia con entusiasmo e competenza. Le ricette del Ponte Rosso sono tratte dalla storia della cucina italiana e oscillano tra la cucina che si faceva in casa e per strada, semplice e popolare, ma attenta a ingredienti e materie prime e la riedizione, più colta, di antichi piatti dimenticati. Privilegiamo i piatti di Milano, Roma e Napoli, un asse che unisce un paese con una marcata biodiversità. Al Ponte Rosso, proprio come in una famiglia, gli acquisti e la preparazione sono quotidiani, si seguono le stagioni e le produzioni sono per lo più locali.
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Home - FIF | Federazione Italiana Fitness - Riconosciuto CONI. La Federazione Italiana Fitness (F.I.F.) organizza corsi di formazione in tutte le discipline presenti nelle palestre e nei centri di fitness, per fornire un adeguato aggiornamento agli insegnanti che conseguono così apposite certificazioni. Non mancano inoltre master e corsi tematici, rivolti sia ai diplomati F.I.F. che a tutti gli insegnanti professionisti. La Federazione possiede un settore agonistico nelle specialità aerobiche e cultura fisica ed organizza gare di cross training. Riconosciuto CONI Esistono sezioni che rappresentano emanazioni dirette della federazione stessa: A.I.P.T. (Associazione Italiana Personal Trainer), Federpalestre (organismo di consulenza per operatori di fitness), A.I.P.S. (Associazione Italiana Posturologia Sportiva), A.I.F.eM. (Associazione Italiana Fitness e Medicina) e I.D.A. (International Dance Association).
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SCMS - Scuola Corpo Mente Spirito - Home Page. La Scuola Corpo Mente Spirito si occupa della diffusione del Wing Chun Kyun Kung Fu e dell''Hatha Yoga. Vuole essere una piccola oasi felice dove poter apprendere, ricercare e crescere insieme slegati dai vincoli delle grosse associazioni. Il fine della scuola è quello di aprire la mente ai propri allievi facendogli studiare seriamente e approfonditamente le discipline insegnate all''interno della stessa, ma organizzando eventi e seminari con insegnanti e praticanti di altre discipline.
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HOME | VIGIESSE MUSICA - Vigiesse Musica. La vigiesse srl viene fondata nel 1984 dalla B.ssa Antonietta Ugo Salvo,amm unico, per dare le Edizioni Musicali all’INNO DELLA SCUOLA MILTARE NUNZIATELLA (link sull’inno) (vedi in basso primo logo della società)composto nello stesso anno dal marito DOMENICO CACIOPPO , allora Colonnello dell’Esercito ,poi Generale,ex allievo della stessa scuola.Da quella data la casa editrice ha aumentato la sua attività editoriale inserendo nel suo catalogo vari compositori come i maestri Luciano Simoncini,Alfredo Calfizzi,Filippo Rizzelli,Carmine Tammaro,Mauro Morgia,Tiziana Radis ,Gianluca Cucchiara,e altri tra i quali Domenico Cacioppo ed ,essendo diventata anche etichetta discografica , ha iniziato a stampare dischi in vinile e poi CD , di musica strumentale per commento di immagini(link) ,musica POP(link ) ,melodica napoletana(degno di nota il CD di « cu tanto ammore …ma non solo »(link al CD)con pezzi inediti di compositori vari ).L’attività discografica della società si amplia a fine anni ottanta e negli anni novanta quando con la cantante napoletana MITA partecipa alle selezioni di San Remo 1987 con il brano Persone Normali¨ e poi di nuovo nei primi anni novanta con la cantante IRENE BOTTINO con il brano ïl cuore non si arrende mai¨ed Il cantante PINO GALIENA con il brano¨questo mestiere di vivere.E’ stata presente annualmente ai MIDEM di CANNES dove ha avuto successo vendendo la sua musica in tutto il mondo.In particolare i suoi CD vengono tutt’ora apprezzati a TAIWAN , Svizzera ,Germania e Sud America.Ha un catalogo di musica classica degno di nota(link musica classica).In esso spiccano il chitarrista Bruno Battisti D’Amario ed il suonatore di oboe Paolo di cioccio in un CD « trait d’union »,eseguito proprio con oboe e chitarra,la prima viola della Scala del Maestro Muti,Monaldo Braconi ,con « la viola nel 900 »,il pianista Monaldo Braconi con pagine di musica russo sovietica,la Lamberg Chamberg Orchestra di LVIV diretta dal maestro Franz Albanese, il mandolino nel XVIII secolo, ed altri CD di altri importanti artisti esecutori di musica classica.Alla sua attivtà editrice contribuiscono compositori di musiche per orchestrine e ballo Liscio come Gabriele Di Pietro e di musiche da piano bar come Domenico Cacioppo,Luigi Pinto,Giulio Grazia ,Marco Abate,Alfredo Calfizzi,i cui spartiti vengono proposti a titolo gratuito nel sito.Oggi la Vigiesse è rivolta soprattutto alla distribuzione della musica dei suoi principali artisti sui siti digitali internazionali(SPOTIFY,ITUNES STORE,GOOGLE PLAY,AMAZON Mp3,CDBABY,ecc)che consentono l’ascolto ed acquisto diretto delle tracks musicali da parte del publico ,senza alcun condizionamento delle majors nelle distribuzioni tradizionali nei negozi.Ha in corso nuove produzioni .
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Osteopata.it – Osteopata a Roma – Trastevere | Latina | Frosinone – Il primo sito di Osteopatia in Italia – A cura del dott. Giovanni Turchetti – Studio Osteopatia a Roma Trastevere, Latina e Frosinone. Questo sito raccoglie articoli sull’Osteopatia, oltre a divulgare informazioni riguardo le medicine naturali che possono essere d’ausilio all’Osteopatia stessa. Gli articoli e approfondimenti su
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Pole House Torino | Corso Regio Parco 39| Pole Dance. Pole House è il loft dove prendono forma la Pole Dance e le più innovative arti aeree. Duro allenamento, un modo più gentile e nobile di vivere te stessa.
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Nivo Slider Demo. Studio Professionale che mette al centro delle proprie attenzioni l’impresa, concependo le procedure previste dalla normativa vigente come strumenti al servizio della stessa.
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MSX International S.r.l.. MSX International è il più grande distributore italiano di oggettistica per adulti, lingerie e cosmetica. Con oltre 20.000 referenze e più di 80.000 clienti si posiziona ai primissimi posti anche nel mercato Europeo. Grazie ad un team giovane, dinamico ma soprattutto internazionale, Msx International è in grado di raccogliere le sfide più ambiziose che il mercato lancia e confrontarsi con successo con i più grandi competitor al livello mondiale. La struttura snella ed efficiente consente di ottimizzare prezzi e tempistiche di lavorazione, rendendo la produzione MSX altamente competitiva sia in ambito distribuzione che utenza privata. MisterSex.it, Sexy-Shop, Sexy-Follia e Sexy-Shop La Luna sono le 4 piattaforme web che ospitano oltre 20.000 utenti al giorno, grazie alla loro navigabilità, freschezza e la garanzia di anonimato totale. La fidelizzazione è altissima e questi siti sono i primi in Italia nel settore. Msx Distribution invece è l’area interamente dedicata alla distribuzione nazionale ed internazionale e vanta più di 2000 clienti al giorno. Tutto questo anche grazie ad una divisione logistica estremamente efficace: 500 ordini al giorno, oltre 50.000 ordini annui evasi direttamente dai magazzini della sede direzionale. Grazie a questo enorme sviluppo Msx international ha deciso di approcciare il mercato in maniera ancora più aggressiva creando il proprio marchio privato. Già da due anni è presente, infatti, la linea Toyz4lovers che, grazie alle sue oltre 500 referenze, è già considerata la punta di diamante del mercato dei sextoys. La qualità abbinata ad un prezzo competitivo e al design d’avanguardia hanno concesso al brand un successo senza pari, ricevendo il prestigioso premio NewComer Toy Brand 2011 all’Erofame di Hannover. Questo successo ha spinto il team Msx a proseguire sulla stessa strada: nell’ultimo anno sono nate infatti altre due linee: “Delicous soft Line” e “Lube4lovers” che hanno permesso all’azienda di conquistare i prestigiosi premi “Best Marketing Team 2012” e “New Comer of the Year 2012”, sempre nell’ambito Erofame: la manifestazione fieristica di settore più importante a livello mondiale. Msx International prosegue i suoi successi, diventando ogni anno sempre più grande e competitiva. Tutto questo grazie alla sua professionalità e alla costanza, ma soprattutto grazie alla fiducia che ogni giorno i numerosissimi clienti rinnovalo all’azienda.
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HOME | REAMI-Autodemolizione Napoli Caserta e provincie. I serivizi offerti sono il ritiro delle autovetture dal luogo alla sede, il disbrigo delle pratiche per la cancellazione della stessa dal PRA.
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REMO PARISE | PITTORE CONTEMPORANEO Remo Parise | Pittore Contemporaneo. Remo Parise è nato a Vicenza l’11/10/1916 ed è morto a Bologna il 10/1/1996, città dove ha vissuto e lavorato. Nel 1930 ha iniziato la sua formazione artistica presso la Scuola d’Arte di Bologna e nella stessa città, dal 1969 al 1971, frequenta l’Accademia delle Belle Arti.
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Acqua e Grano. Acqua e Grano pizzeria. Acqua e grano sono le matrici indispensabili per realizzare pane e pizza che rappresentano la radice stessa della nostra civiltà.
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Il diario di una ragazza "incasinata" | Diario di Bea. Mi presento: sono Bea, “una ragazza normale”. In questo blog parlerò di me stessa, del mio mondo, della mia vita. Del mio rapporto con: il cibo, le scarpe, il mio corpo, gli uomini, mia madre, la cioccolata e molto altro.
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AVIONEWS - World Aeronautical Press Agency. AVIONEWS – la prima agenzia di stampa al mondo dedicata esclusivamente alla diffusione in tempo reale e per mezzo di numerosi canali telematici, di notizie inerenti i settori aeronautico e aerospaziale, in Italia ed all’estero. La redazione è composta da giornalisti con oltre 10 anni di esperienza nell’editoria di settore e da tecnici specializzati. In questi anni AVIONEWS ha conquistato autorevolezza, ed ottenuto l’apprezzamento di aziende aerospaziali, enti governativi, società di gestione aeroportuale e della stessa stampa non specializzata.
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Chiquita è sinonimo di banane | Chiquita. Chiquita è il meglio della banana stessa! Simbolo iconico di frutta di alta qualità. Scopri le ricette con la banana Chiquita.
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Inganniamo il tempo,per scordare quanto siamo soli. 🔗 Mag 18 🔗 Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno....
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SO.F.I.A. SRL ONORANZE FUNEBRI. Il Centro Servizi SO.F.I.A. SRL UNIPERSONALE nasce nel 2007, e vede come unico socio il signor Nadir Pertile dal 22/07/2008, giovane imprenditore, ma forte di un’importante tradizione di famiglia nella cura dei servizi di onoranze funebri nel territorio veronese da ormai tre generazioni. Il signor Nadir, italiano D.o.c. ha sentito l’esigenza di creare un’azienda solida in grado di dare un supportare concreto agli impresari nelle loro attività, soprattutto in tempi di repentini cambiamenti legislativi. Con i nuovi regolamenti in via di perfezionamento e/o approvazione dalle amministrazioni competenti, nel territorio nazionale, vi sarà la necessità, per tutti “gli addetti ai lavori” di essere “accreditati ufficialmente” nello svolgimento della stessa attività. In termini pratici quindi, per l’attività propria di onoranze funebri, molti sono gli obblighi. Tra questi l’utilizzo di carri funebri idonei, muniti cioè di certificazione sanitaria, nonché di autorimesse sempre nel rispetto dei termini di legge. E ancora personale dipendente, seguito da una consulenza del medico del lavoro a tutela della salute dei lavoratori. La SO.F.I.A. SRL UNIPERSONALE si propone così, di dare un considerevole sostegno a tutte quelle imprese che, desiderano essere sollevate dalle incombenze burocratiche nonché amministrative, proprie dell’organizzazione della cerimonia funebre, con personale addetto reperibile anche 24 ore su 24 per recuperi stradali, vestizioni salme, trasferimenti salme presso le aziende ospedaliere, trasporti feretri agli aeroporti, e ancora con un parco macchine di qualità, sempre all’avanguardia, per soddisfare i vari gusti ed esigenze della clientela. Ma il signor Nadir e il suo centro polifunzionale, garantiscono un servizio aggiuntivo molto interessante, la fornitura senza spese di cofani in legno, scelti con cura fra varie essenze di legni pregiati ma anche in zinco, allo scopo di dare la possibilità a tutti i clienti, di poter allestire uno showroom personalizzato presso la propria sede. Solo al momento della vendita reale, la SO.F.I.A. SRL UNIPERSONALE, procederà al regolare addebito. In questo modo l’impresario ancora una volta, verrà alleggerito di un magazzino che, da sempre costituisce un costo importante in un’azienda. Così l’unico titolare di questa società il signor Nadir Pertile con il suo staff di collaboratori, si propone di soddisfare le esigenze possibili, rispondendo prontamente alla clientela, e in altri casi di studiare soluzioni appropriate.
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il grembiule di mirtilla. Amo cucinare, ma mai per me stessa. Amo mangiare, ma mai da sola. Per me la cucina è condivisione.
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Issrgo | Filosofia, cultura, attualità. Dopo il Natale, la Pasqua è la festività religiosa – ma non solo – più importante dell'anno, attorno cui nella storia sono stati creati pietanze, dolci e altre prelibatezze di ogni genere, per riunire famiglia e amici e stare un po' insieme. Dolci della tradizione, che si possono trovare ancora in aziende come oliviero, come la colomba pasquale anche loro avvolti nel mistero e nella leggenda, nella storia come la festa per cui sono nati. Tutta colpa di Motta Per Colomba Pasquale s'intende un dolce della tradizione italiana fatto di pasta lievitata e con origini che devono ricercarsi in epoche molto antiche e lontane dalla nostra. Va detto, però, che il nome Colomba Pasquale è dovuto ad una trovata commerciale molto intelligente degli anni 30 del '900 ad opera di un'azienda molto famosa e conosciuta ancora oggi: Motta. Questa bottega era già nota per il Panettone, ma ebbe una grande idea, cioè la realizzazione di un dolce per Pasqua creato sulla stessa onda di quello di Natale per poter sfruttare ugualmente le medesime macchine e le medesime materie prime anche al di fuori del periodo Natalizio. Sicuramente molti di voi hanno sempre notato la somiglianza tra la Colomba di Pasqua e il Panettone, e ciò lo si deve al fatto che gli ingredienti per cucinarli sono esattamente gli stessi. Questi deliziosi dolci infatti si creano con uova, burro (o anche altri tipi di grassi), farina, lievito, zucchero e le arance candite. Ma la Colomba si distingue dal Panettone, oltre a naturalmente per la forma che ne conferisce anche il nome, anche per l'uso del miele e per la copertura di mandorle e glassa di zucchero, in seguito ripresa anche per alcune varianti di Panettone. Attualmente in commercio – esattamente come accade per il Panettone – ci sono davvero tanti tipi diversi di Colomba Pasquale, alcune con la crema, altre con il cioccolato, o con altri tipi di crema come quella al pistacchio, nonché con tanti tipi di decorazioni sulla superficie. Antico e moderno Abbiamo inizialmente accennato al fatto che la Colomba è un dolce molto antico, anche se finora ci siamo limitati a parlare della Colomba di Pasqua moderna. Per trovare le origini di quella antica dobbiamo risalire nei primi secoli del Medioevo, dove infatti ci sono i natali del dolce avvolti nella leggenda esattamente come per il Panettone. Comunque, le somiglianze con il dolce natalizio continuano perché anche la Colomba è un dolce lombardo: una sua prima storia, infatti, la vede legata al Re dei Longobardi Alboino – all'epoca anche Re d'Italia. Dopo un assedio durato 3 anni riuscì a conquistare Pavia nel 572 – rendendola poi capitale del Regno Longobardo – alla vigilia di Pasqua, risparmiando alla città il saccheggio visto che ricevette in dono dei pani dolci a forma di Colomba, da sempre per i cristiani simbolo della pace. Un'altra leggenda, tuttavia, vede l'origine della colomba più avanti (circa 600 anni dopo), ma sempre in Lombardia. Parliamo della battaglia di Legnano del 1176, che vide l'Imperatore Federico Barbarossa sconfitto dalla Lega dei Comuni Lombardi. Questa leggenda vede la Colomba nascere per volontà di uno dei condottieri delle città lombarde che per la vittoria conseguita fecero cucinare degli speciali pani a forma di volatile, in modo da omaggiare 3 colombe che durante la battaglia avevano vegliato sulla Lega dei comuni della Lombardia. La colomba siciliana Diversa è la storia della Colomba di Pasqua della tradizione siciliana, chiamata localmente Palummedda. Anzi, sarebbe meglio parlare di Colombe Pasquali siciliane, ovvero dei dolci di pastaforte che nella loro versione più remota e tradizionale hanno proprio la forma di una colomba, o di rombi, o di cesti o ancora gabbiette. Questi dolci sono "più poveri", nel senso che sono fatti esclusivamente con farina 00, zucchero e cannella e al centro – non sempre – un uovo sodo.
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Il Viaggio Last Minute | Non perdete i voli last minute e godete di tutti i bonus casino deposito ed i casino bonus senza deposito. Slot machine regole e istruzioni di giocoDefinire scommesse e linee di giocoPer giocare alle slot machine online bisogna scegliere il valore delle monete da scommettere usando i bottoni "+" e "-" nello schermo in basso e a sinistra. In seguito sceglie le linee su cui scommettere usando i bottoni numerati tondi sui rulli o sul bottone Scommetti. Ogni qual volta si clicca su Scommetti su uno una nuova linea si aggiunge. Nella maggior parte delle slot machine le linee si aggiungono in maniera sequenziale 1,2,3,4,5,….15. La somma totale delle scommesse è data dal valore della moneta scommessa moltiplicata per il numero di linee. La somma è visualizzata nella parte bassa dello schermo.Controlla la tabella dei pagamentiQualsiasi slot machine per legge è obbligata a pubblicare la tabella dei pagamenti per ogni singolo simbolo. Per calcolare la vittoria moltiplicare questo numero per le scommesse per linea.Giri di rulliCliccando sul bottone Max bet si scommette su tutte le linee e i rulli girano automaticamente. Altrimenti una volta piazzata la scommessa si clicca sul bottone Gira.Gioco automaticoAlcune slot machine possono fare girare i rulli automaticamente per 25 volte. La modalità gioco automatico si attiva cliccando il bottone apposito sullo schermo. Su ogni lato dello schermo si trovano due bottoni che servono per aumentare o diminuire il numero di giri di rulli. Questi bottoni si attivano con un click di mouse, se si clicca con lo Shift premuto si attivano tutte (25) e una sola linea di gioco. Dopo avere deciso la serie di giri che si vogliono cliccare su gira per fare girare i rulli. Il gioco automatico può essere fermato semplicemente cliccando sul pulsante Stop, che appare al post di Gira una volta che la sequenza è cominciata.Combinazioni vincentiSe su qualsiasi linea sulla quale si è scommesso si trovano i simboli in combinazioni vincenti la vincita viene depositata automaticamente in accord alla tabella dei pagamenti. La vincita viene calcolata dalla somma delle vincite per singola linea. Una stessa linea può contenere più simboli vincenti, nel risultato finale viene pagato il migliore. L'unica eccezione di queste regole è data dalla combinazione di scatters. Simboli scatters sono pagati a prescindere se linea è stata pagata o no. La vincita è calcolata moltiplicando il coefficente corrispettivo nella tabella dei pagamenti sull'intera giocata (no scommessa per linea) e aggiunta alle vincite sulle linee. Alcune slot machine hanno altri simboli, chiamati wild, che possono sostituire qualche altro simbolo per completare la combinazione vincente, altre che regalano un bonus.Gioco bonusAlcune slot machine offrono anche un bonus di gioco che permettono di vincere somme di denaro indefinite.RaddoppioAlcune slots offrono la possibilità di cliccare sul bottone Raddoppia in seguito a un giro di rulli vincente. Con questo bottone si può raddoppiare o quadruplicare la vincita. Per aumentare la vincita il giocatore deve indovinare il colore o il segno della carta coperta presa da un mazzo. Le probabilità di aumentare le proprie vincite sono limitare, in genere non si può per più di 5 volte per sessione di gioco.Varianti di slot machine Le Slot machines si differenziano per numero di rulli e di linee. In una slot con 1 linea la combinazione vincente viene visualizzata dell'unica linea centrale orizzontale. In una slot con 3 linee la vincita è determinate dalla linea o line su cui si è scommesso, se la combinazione si trova su una linea su cui non si è scommesso si perde. Se si scommette su tutte si perde su due e si vince su una. Nelle slots a 5 linee si può scommettere sino a line (3 orizzontali e 2 diagonali). Nelle slots a 5 rulli e 9 linee si può scommettere anche su linee rotte. Nelle slots a nove rulli con doppio giro i rulli si dispongono su tre linee le quali contengono a loro volta 3 rulli. Ogni linea può contenere una combinazione vincente in orizzontale. La scommessa si fa su tre linee allo stesso tempo. La linea in basso è la prima a girare.
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